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Il Museo del Salame Felino è testimone del rapporto privilegiato instaurato nel tempo tra il prodotto unico che conosciamo e il suo territorio d’origine.
Felino rende così omaggio al suo “figlio” più amato, la cui storia ha trovato dimora nei suggestivi locali di una antica corte rustica del XIV secolo in centro a Felino.

Il Museo rappresenta un’occasione per far conoscere ed apprezzare non semplicemente l’essenza di quello che è stato definito il principe dei salami, ma il territorio e la comunità di cui è espressione, a partire dalla qualità delle materie prime fino alla sapienza delle mani che continuano a lavorarlo.

Lo sforzo sostenuto per realizzare il progetto del Museo corrisponde pienamente alla volontà di offrire una nuova tappa tra le più notevoli lungo la strada del prosciutto e dei vini dei colli all’attenzione di esperti, curiosi e turisti.

Sede, orari, prenotazioni

UNA CURTIS AGRICOLA DEL XIV SECOLO

L’edificio che ospita il Museo del Salame di Felino rappresenta un esempio da manuale di quella
disciplina che viene definita archeologia dell’architettura. Infatti, nella sua lunga storia, questo casamento ha avuto diverse funzioni e cambiamenti di utilizzo, per secoli è stata l’osteria del paese, documentata a partire dal Seicento, fino alla sua recente destinazione d’uso come farmacia e spazio commerciale. Tutte queste modificazioni ne hanno segnato, per così dire, la “pelle”.

Una lettura delle differenti murature presenti sulla facciata, coordinata a una analisi della pianta, ha permesso di evidenziare le diverse fasi edilizie. È però necessario unire all’esame archeologico quello storico documentale e per questo è stato utile l’esame dei documenti presenti presso il nostro Archivio di Stato.
Purtroppo il Comune di Felino, sottoposto alla giurisdizione feudale della famiglia Rossi, non compare all’interno del dettagliato estimo del sale del 1415 che riporta analiticamente le abitazioni e i casamenti dei vari nuclei familiari. Un documento in cui avremmo potuto verosimilmente riconoscere una caratteristica corte basso medievale associabile alla prima fase dell’edificio.

Ci viene però in aiuto un altro documento: una investitura concessa dai Ruggeri, signori di Felino, al loro vassallo Bonaccorso Ruggeri della villa di Felino, che cita un casamento a corte diversamente stratificato la cui struttura può ricordare proprio il nostro edificio. Tre secoli dopo osserviamo la presenza, in pianta, dell’edificio nel preciso catasto napoleonico.

Il rilievo, che data ai primi anni dell’Ottocento, mostra nella proprietà del signor Tebaldi un casamento la cui planimetria ricalca quella attuale. Ne differisce solo nello sviluppo del portico retrostante, che appare destinato ad un uso agricolo a servizio dei fondi circonvicini di proprietà dello stesso tenutario.

Nella documentazione leggiamo la storia di un edificio basso medievale sopravvissuto ai cambi di proprietà e ai cambi di funzione attraverso diverse modificazioni che hanno stravolto in maniera significativa l’articolazione degli spazi a partire dal XVIII secolo.
Osservando la facciata dell’edificio possiamo isolare le fasi edilizie più antiche. Leggiamo quindi due differenti edifici, accomunati dalla tecnica edilizia, che utilizza sassi e elementi lapidei spaccati e disposti in file subparallele.

Fase 1 (sec. XIV)

Si riconosce un più importante casamento a pianta quadrata, che denota un forte sviluppo in altezza e termina senza mostrare l’imposta del sottotetto. In questo primo edificio è possibile riconoscere quello che potremmo definire una casa-torre, tipicamente basso medievale, molto diffusa nella campagna fra Trecento e Quattrocento. Spesso questi edifici erano completati da una parte terminale, costruita a volte in legno in aggetto sul corpo sottostante in muratura, e coperta di piagne.
Questo edificio doveva essere il centro di una corte agricola, probabilmente destinato alla casa-torre padronale. A fianco, a poca distanza in affaccio sulla corte, sorgeva un edificio più piccolo, coperto a doppio spiovente. Possiamo immaginarlo ricoperto di paglia con un unico ambiente al primo piano, che corrispondeva al sottotetto, caratterizzato dall’apertura a finestrella, che nella sua tipologia tradisce le caratteristiche delle decorazioni architettoniche presenti proprio fra Trecento e Quattrocento, così come la tipologia di muratura è riscontrabile in questo stesso periodo nelle aree vicine. L’accesso, visibile nella fiancata destra, era raggiungibile al primo piano con una scala o balconata di legno. Sempre qui vediamo un’apertura al pian terreno, variamente rimaneggiata, che doveva introdurre a un locale utilizzato come piccola stalla. Strutturalmente gli edifici sono formati da murature portanti in pietra di pregevole fattura, copertura lignea, ora con manto in coppi, ma, all’epoca, presumibilmente in piane, solai completamente lignei tranne la copertura del piano terreno del corpo Ovest, che è formata da volta a botte realizzata con materiale lapideo di fiume.

Prima fase della struttura (sec. XIV).
A sinistra la torre (in chiaro nella parte alta l’ipotesi di ricostruzione dell’alzato mancante), a destra l’edificio rustico.

Fase 2 (fine XVIII)

Sul finire del Settecento si colloca l’unione dei due edifici in un unico grande complesso, ampliato da una piccola integrazione verso ovest, stravolgendo completamente l’architettura interna degli spazi. Questo si nota nell’articolazione della pianta e, in facciata, con l’apertura di nuove finestre rettangolari di ampie dimensioni completamente disconnesse dallo sviluppo precedente. L’edificio ospita, nei vani occidentali al piano terreno, la storica osteria di Felino.
La nuova situazione è documentata dal catasto cessato che rappresenta ormai un unico edificio.

Fase di unione degli edifi ci (sec. XVIII).
Si notano le sole aperture funzionali alla suddivisone interna degli spazi.

Fase 3 (fine XIX – inizio XX)

Ulteriori modificazioni cambiano ancora il volto della casa portando alla ridefinizione interna degli spazi, alla chiusura delle finestre settecentesche e all’apertura, nella seconda metà dell’Ottocento o nei primi anni del Novecento, delle finestre che tuttora si vedono. Due grandi aperture sottostanti permettono l’accesso dalla strada e danno l’idea di un edificio oramai completamente slegato dalla sua funzione residenziale-produttiva e più adatto ad inserirsi nel tessuto urbano di un paese in crescita come la Felino dei primi del Novecento.

Fase 3 (1985)

Il restauro dell’immobile, curato dall’Architetto Paolo Giampietri (1954-) porta a scoprire nel 1985 le murature originarie, ancora intonacate negli anni Settanta del Novecento e, attraverso la rilettura delle varie fasi, a ridisegnare gli accessi e le funzioni interne.
Rimane un esempio fra i pochi oggi visibili non intonacati e conservati di edilizia basso medievale nella fascia pedecollinare. Per questo si presta ad essere contenitore di pregio per il percorso espositivo dedicato al Salame di Felino, protagonista da secoli, in queste terre, dell’economia rurale.

Stato attuale (sec. XIX-XX). La riorganizzazione interna degli spazi ha portato
alla chiusura delle aperture antiche sostituite da quelle oggi utilizzate.